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Adda passà a nuttata

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Pagellando il blog di Sergio Infante
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Pubblicato il 26/02/2016 | 21:10

Gira male ma il gioco continua ad esserci e questo ci deve indurre ad essere ottimisti per il futuro

Amo gli sport come il nuoto e la corsa, a dire quelli nei quali la vittoria dipende da tangibili unità di misura che quantificano incontrovertibilmente tempo e spazio. Bolt vince perché corre più veloce, la Pellegrini perché nuota più forte. Per il calcio purtroppo non è la stessa cosa. Il calcio è influenzato in maniera determinante da due fattori: il fattore “C” ed il fattore umano.

Juventus – Napoli era avviata ad un pacifico pareggio, tutt’altro che sgradito anche da quelli con la maglia a strisce come ha dimostrato la sostituzione di Dybala con un centrocampista a circa 15 minuti dalla fine, sino a quando Simone Zaza (noto ai tifosi della Juve Stabia per aver fallito gol a meno di mezzo metro dalla porta) non ha deciso di scagliare un tiraccio in direzione di Peperoncino nostro. La maligna pallonata ha incocciato la tibia di Raul Albiol trasformandosi da conclusione di ordinaria amministrazione a traiettoria beffarda che ha concluso la propria corsa in fondo al sacco. Esempio di fattore “C”.

18 febbraio 2016, al Madrigal si gioca Villareal – Napoli. La partita viene decisa da una punizione a circa dieci minuti dalla fine dopo che pochi minuti prima, l’ineffabile arbitro di turno, in uno con un numero imprecisato di collaboratori, non vede un fallo di mano che ricorda un salvataggio in baker di un pallavolista. Fattore umano.

22 febbraio 2016, si gioca Napoli – Milan. L’allenatore dei rossoneri, dopo proclami garibaldini, parcheggia un bus dinanzi alla porta dell’imberbe portiere di origini stabiesi. Malgrado ciò passiamo, meritatamente vista la mole di gioco, in vantaggio. A circa due minuti dalla fine del primo tempo, Honda (nipponico patinato) con un cross manda per la prima volta la palla nella nostra area di rigore. La pelata di Koulibaly spizza la palla ed il buon Bonaventura la poggia dentro. Uno a uno. Attacchiamo e creiamo sino a quando “il puffo atomico” la devia di giustezza. Il bus è fuori posto ed il sedicenne lungagnone non ci arriva. Ci pensa il palo. Uno a uno e buonanotte al secchio. Esempio di fattore “C”.

25 febbraio 2016, tentiamo di capovolgere lo zero a uno contro gli spagnoli. La partita si mette bene con un eurogol del capitano e della sua cresta. Un palo prima del riposo ci nega il raddoppio. Il secondo tempo scorre con il nostro Napoli teso a cercare il raddoppio seppur con poco costrutto sino a quando tale Pina, sconosciuto all’universo calcistico, decide di crossare verso l’inoperoso Reina. Udite udite: un traversone sbagliato si trasforma, miracolosamente per loro e maledettamente per noi, in una artistica traiettoria. Esempio di fattore “C”.

Quattro partite senza vittorie. Due pareggi e due sconfitte che inducono qualche sapientone a parlare di crisi del Napoli. Eppure io non la vedo così. La nostra squadra continua a produrre gioco seppur con minor velocità e fluidità rispetto al mese scorso. Qualche freccia al nostro arco appare spuntata, o meglio stanca. Mi riferisco al nostro “Dio della Guerra” il cui chilo e mezzo di troppo si vede e si sente non tanto nei gol quanto piuttosto nelle giocate. Zapata, difensore alle soglie della pensione, è sembrato un giovane e aitante Thiago Silva e Musacchio (il cui cognome che mi ricorda tanto un dolce ipercalorico della mia infanzia) ieri sera ha fatto la sua porca figura.

Gira male a dispetto del gioco ma i ragazzi escono dal campo sembra con la maglia intrisa di sudore e dopo aver sputato l’anima; tutti, nessuno escluso.

E allora, adda passà a nuttata. Non può girare sempre così. Accompagniamo lunedì sera i nostri con l’ottimismo che deriva dalla coscienza di avere una squadra che esprime il più bel calcio d’Italia. Via i pensieri negativi e che il nostro benefico e beneagurante entusiasmo giunga sino a Firenze per spingere la palla in fondo al sacco, quale che sia il piede dal quale è partita, e per riprendere la corsa senza più fermarci sino al traguardo.


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